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martedì 19 maggio 2009
Editoria in crisi, pubblicità anche
Scarica qui i numeri sul fatturato della stampa in formato xls: gennaio 2008-gennaio2009
(Fonte: giornalismoedemocrazia)
Il Sole 24 ore
Tra i quotidiani pubblicati nel nostro paese, Il Sole 24 ore è il terzo, tra i giornali di informazione, per numero di vendite. Lo troviamo invece al primo posto tra i quotidiani economico-finanziari. Il suo pubblico è infatti composto da tutti gli addetti ai lavori in materia di economia, finanza, impresa e investimenti. La sua versione online presenta le seguenti caratteristiche:
- la sua home è molto all’inglese, con poche immagini;
- gli articoli sono in prevalenza prelevati dalla versione cartacea;
- l’aggiornamento non è costante (circa quattro volte al giorno);
- offre servizi "one to one" a pagamento per avere aggiornamenti costanti sui temi richiesti;
- ha un ticker sul quale scorrono le ultime notizie dell’agenzia di stampa di proprietà del gruppo editoriale al quale appartiene (Radiocor);
- offre la possibilità di connettersi ad una radio (Radio24), anch’essa appartenente al gruppo editoriale cui fa capo;
- c’è un link a Italianews, sito d’informazione che, grazie a un programma specifico, seleziona le notizie d’interesse nazionale più lette tra i quotidiani appartenenti al consorzio (Quotidiano Nazionale, Il Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno, L'Unione Sarda, Il Secolo XIX e Il Tempo).
L'Huffington post e il fondo per il giornalismo investigativo
Infatti, nel presentare la nascita del Fondo per il Giornalismo investigativo, la direttrice Arianna Huffington spiega molto bene come una delle preoccupazioni più forti per il settore è la possibile scomparsa del giornalismo d’inchiesta, dovuta ai drastici tagli delle redazioni. Mai come adesso, però, diventa indispensabile preservare il buon giornalismo che ha sempre giocato un ruolo fondamentale per la nostra democrazia.
Nasce così l’Huffington Post Investigative Fund: 1,75 milioni di dollari a sostegno di reporter e freelance, ma anche giornalisti licenziati o costretti al prepensionamento, che hanno ancora le loro storie da proporre. L’iniziativa vede la collaborazione di The Atlantic Philanthropies, il Centro per il Giornalismo investigativo della Columbia University e Jay Rosen, professore alla New York University, con cui Arianna Huffington lanciò OfftheBus, un esperimento di giornalismo partecipativo per seguire l’ultima la campagna elettorale Usa.“I pezzi sviluppati dal Fondo” prosegue Arianna Huffington ”copriranno l’intero arco dalle inchieste approfondite a brevi notizie di immediata attualità e saranno presentati con diversi media, compresi testi, audio e video. E, nello spirito open source del web, tutti i contenuti prodotti dal Fondo saranno a disposizione di chiunque voglia pubblicarli”. Quindi, nessun marchio di esclusiva, ma un servizio a favore della colletività.
La notizia è del 31 marzo scorso, ma credo sia di attuale interesse.
(Fonte: Penne digitali)
A scuola dal NY Times
Gli USA, come in molti ambiti, fanno scuola anche in materia di internet e giornalismo online. Se tra i siti dei governi mondiali quello della White House rappresenta il modello cui aspirare, tra i siti dei giornali online è quello del NY Times ad essere da esempio per i seguenti motivi:
- La sua home page è chiara, semplice, ordinata e quindi di facile lettura;
- Gli articoli sono creati da appositi giornalisti solo per il sito (questo avviene grazie ad una redazione che si occupa soltanto degli articoli per il web), non sono scopiazzati dalla versiona cartacea o copiati e incollati dai siti delle agenzie di stampa;
- L’ipertesto è utilizzato molto e in maniera intelligente: fornisce tutti i dettagli e gli approfondimenti che il lettore possa desiderare facendolo così rimanere nel sito a lungo senza farlo scappare in ricerca di maggiori dettagli;
Il raggiungimento di tali risultati è dovuto anche per il fatto che gli Sati Uniti sono un paese in cui la concorrenza è spietata in ogni campo e anche in quello dell’informazione, se non si riesce ad offrire un prodotto di qualità e al passo con i tempi, o si arranca, o si soccombe.
martedì 12 maggio 2009
Repubblica.it vs Corriere.it
Dalla battaglia per il primato delle vendite, le principali testate giornalistiche italiane si sfidano da qualche anno sul web per raggiungere il primato di accessi.
Ecco una schematica descrizione dei siti de LaRepubblica e del Corriere della Sera.
Repubblica.it:
- Numerosi popup pubblicitari per non appesantire e rendere fastidiosa la prima pagina all’occhio dell’utente;
- La prima pagina è molto lunga e lo scrolling, di conseguenza, anche;
- Le notizie principali vengono collocate nella parte sinistra della pagina, laddove, di primo acchito, cade l’occhio del lettore;
- Tutte le altre notizie sono facilmente reperibili per argomento grazie alla barra di navigazione posta nella parte superiore della pagina;
- L’aggiornamento è costante, soprattutto nei momenti in cui si registrano i picchi di accesso (la mattina presto, a orario pranzo e la sera dopo le sei);
- Le notizie sono scarne (breaking news) e solo dopo qualche livello di navigazione vengono trattate in maniera più completa ed esaustiva (questo per mantenere il lettore all’interno del sito il più possibile);
- Grazie ad una web TV, ad una sezione dedicata all’interattività, ad un elenco di blog interni e alle gallerie multimediali, “Repubblica.it” sta cercando di adattarsi sempre di più al nuovo media internet.
- Al contrario della testata concorrente, nella home del sito del Corriere non ci sono popup pubblicitari;
- Lo scrolling è anche qui molto lungo;
- Le notizie, anche qui, sono presenti nella parte sinistra dello schermo e sono molto brevi. Nella parte centrale scorrono i flash e a destra è ben visibile la web TV del Corriere.
- Una barra di navigazione simile a quella de La Repubblica facilita all’utente la ricerca per argomento;
- L’aggiornamento è costante;
- Al pari di Repubblica.it, grazie ad una web TV, ai blog interni, alle gallerie fotografiche e alle possibilità di interazioni offerte, il sito del Corriere sta continuando la sua strada verso il pieno adattamento al media internet.
I siti istituzionali
Ecco i siti dei principali governi europei:
Governo spagnolo (http://www.lamoncloa.es/): se l’obiettivo dei siti istituzionali è quello di informare il cittadino, in Spagna si nota davvero che tendono a quello.
Governo italiano (http://www.governo.it/): troppo freddo e statico. Sembra più propagandistico che informativo e il fatto che non offra contatti ne è la prova.
Governo francese (http://www.elysee.fr/accueil/) : non conferma la rettitudine e il tradizionalismo francese. La colorita voglia di dare un’idea di gioiosità scade nell’infantile.
Governo inglese (http://www.number10.gov.uk/): costruito in maniera amichevole, tanto da sembrare un blog.
Governo tedesco (http://www.bundesregierung.de/): organizzato in maniera molto schematica e ordinata. In vero stile tedesco.
L'Audiweb
Bowen Craggs & Co.
Bowen Craggs & Co. è la più importante società di analisi, nata grazie al Financial Times, che si occupa di monitorare e classificare dei migliori siti internet presenti sull’intero universo web. L’attenzione dei giudici incaricati alla valutazione dei siti viene posta:
- Sulla struttura con cui è stato costruito il sito;
- Sul messaggio che il sito comunica;
- Sulla disponibilità e fruibilità dei contatti;
- Sui servizi offerti alla comunità;
- Sui servizi offerti agli investitori;
- Sui servizi offerti ai media;
- Sui servizi offerti a chi cerca lavoro;
- Sui servizi offerti ai clienti.
Quello che è importante sottolineare è che la maggior riuscita di un sito e la sua collocazione ai primi posti della classifica non è un semplice raggiungimento di un traguardo aziendale a livello di prestigio. Più un sito è accogliente e più possibilità offre all’utente, più l’utente tenderà a visitarlo. In tal modo, senza rendersene conto, l’utente continuerà a regalare importanti dati che serviranno alle ricerche e alle indagini di mercato di chi il sito lo gestisce.
martedì 5 maggio 2009
E se il cartaceo facesse riflettere oltre che informare?
Quello che mi chiedo è perché, oltre ad informare, i quotidiani non cercano di far riflettere i propri lettori?
Perché, dopo aver dato una notizia, non provano anche a dare qualche spunto per far soffermare i lettori a pensare al mondo che li circonda e quindi alla vita in generale?
Perché il giornale non viene trasformato (pur dando e trattando le notizie come meglio crede e senza doversi privare di quella faziosità che caratterizza ogni singola testata) in una sorta di panacea all’irrigidimento mentale che caratterizza la nostra società?
Con l’opportunità offerta da internet poi, credo che i lettori, incitati dal cartaceo alla riflessione e al pensiero sui temi più disparati, sarebbero ben entusiasti di poter confrontare e discutere le proprie teorie sviluppate su dei forum offerti e catalogati per argomento dal sito del quotidiano che ha lanciato lo spunto.
Voi cosa ne dite?